La mia bellissima Amica Spal

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Cara Spal,

credo sia la prima volta che ti scrivo e non lo faccio in un giorno a caso: oggi torni in serie B dopo ventitre anni di peripezie tra fallimenti, ciarlatani e campacci sperduti nei meandri più remoti e impervi del calcio italiano.

Per una deliziosa casualità, lo fai il 23 aprile, il giorno di San Giorgio, il patrono di Ferrara. Un santo guerriero, non un povero martire o un ex porporato, bensì uno che tipo girava con una lancia e infilzava draghi a spiedino. Come se fra qualche secolo venisse proclamato santo Chuck Norris, per intenderci. Bello pensare che ti abbia dato una mano trasmettendo il proprio animos pugnandi ai tuoi calciatori.

Ti scrivo mentre stai giocando la partita con l’Arezzo e vengono giù degli stracci d’acqua senza sosta. Chi ha giocato almeno una volta a calcio nella propria vita sa che sono queste le condizioni migliori per esaltarsi: un campo fradicio, magliette zuppe e capelli pesanti. Scivolate infinite. Contrasti e mischie confuse. Giocare col sole fa schifo. Giocare col vento è orribile. Giocare con la pioggia è esaltante. Ti fa percepire dentro un’epica inspiegabile. Che sia Champions League o Amatori CSI, non fa la minima differenza.

La pioggia e San Giorgio, la festa e la gente, c’è tutto. Ci sono tutti. O quasi. Ad esempio manco io. Perché io non voglio e soprattutto non posso dire di essere un tuo tifoso. La tentazione di venire oggi allo stadio c’è stata, fortissima. Anche per un ulteriore gioco dello sceneggiatore del mondo: Spal-Arezzo, ovvero la mia città contro la città di mia nonna, ovvero la mia prima partita vista in uno stadio un secolo fa, entrando pure gratis in tribuna d’onore perché il fratello di un cugino acquisito era l’allenatore dell’Arezzo in persona.

Ma ho resistito. Perché?

Per rispetto.

Rispetto per te, cara Spal. Perché io sono milanista. E non puoi amare due donne. Né ardere per due ideologie. Né tifare per due squadre. Il proverbiale piede in due scarpe. Non lo contemplo. Il tifo è amore. Probabilmente l’unico che veramente è eterno.

Tifare significa gioire dentro, in fondo, far affiorare ricordi profondi e radicati, pensare a chi non c’è più e oggi avrebbe gioito con noi.

Tifare significa soffrire. Star male, anche somatizzando, una sconfitta, una retrocessione, un fallimento.

Tifare significa “cazzomenefrega, tanto ieri abbiamo vinto il derby” di fronte a una situazione che in un altro momento ci avrebbe zavorrato.

E tutto questo per me vuol dire solo Milan. Dentro, in fondo. Eppure lo sai, ti ho seguita spesso in passato. Ho preso i sassi dei bolognesi ai playoff. Ero al Bentegodi a vedere Tardelli in giacca e cravatta con 40 gradi esultare in faccia a Gibì Fabbri in canottiera, rosso come un semaforo. Ero spesso in curva a sbavare per Cancellato nell’era De Biasi.

Ma essere felice per i successi della squadra che rappresenta la tua città, non significa essere tifosi. Ecco perché oggi non sono “alla Spal”: perché questa festa, io non la merito.

La meritano, tutta, intera, enorme, infinita, tutti i tuoi tifosi. Quelli che ti hanno sostenuta e amata a prescindere dalla tua serie di militanza. Con lo stesso identico amore. Trovandoti la bellezza anche negli acciacchi e nelle rughe, come si fa con una moglie anziana. Eccolo l’amore.

E’ stupendo che l’intera città si senta coinvolta, è triste che ci si inventino le passioni per sentirsi parte di qualcosa che non ci appartiene. Anzi, non ci spetta.

Io oggi, cara splendida Spal, sono felice, felicissimo, per te. E non vedo l’ora, finalmente, di vedere per la prima volta i nomi dei giocatori sulle tue maglie. E di comprare una bella maglia col nome e il numero del mio giocatore preferito. E di venire allo stadio a vederti col vestito buono.

Ma oggi, la tua festa è per i tuoi tifosi. Per quelli che ti amano e ti hanno sempre amata di un amore inestinguibile. Di quelli che piangeranno dimenticandosi degli anni sul groppone. Dei grez e degli aldamar, dei ragazzi con la sciarpa ormai fusa con la pelle del collo e dei vecchi con il cuscinetto biancazzurro da mettere sul seggiolino, lo stesso dai tempi di Dell’Omodarme e Bugatti probabilmente.

Io sono proprio felice. Per tutti loro. Per Ferrara. Per Savonarola che verrà bardato di biancazzurro. Per la gioia che se sparsa per la città può solo fare bene a tutti, a prescindere dalla sua origine.

E per te, vecchia, meravigliosa Spal.

Ti aspetto in serie A, a sfidare il mio Milan raccapricciante. Ma che amo in modo inesausto. Perché l’amore è o non è. E il mio amore è lui.

Bentornata a galla, bellissima Amica mia.

P.S. Maial, la Spal.

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2 pensieri su “La mia bellissima Amica Spal

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